.... Uno, però, probabilmente è sfuggito....

In una non meglio precisata zona della MittelEuropa, infatti, si generò una copia esatta del laboratorio di Colorado Springs. In una mattina di estate, quattro giovani in giro per sentieri, attirati da una pertugio semi nascosto dalle frasche, si fecero largo tra un corridoio stretto e apparentemente non illuminato. Una volta che i loro corpi varcarono la soglia, però, elettrodi rilevarono la loro aura magnetica e misero in moto tutti gli impianti. Elettricità, ventilazione, pompa per l’acqua e condizionamento, tutto era messo in moto semplicemente dalla loro materia. Uno di loro, particolarmente preparato in fisica, spiegò agli altri tutti i fenomeni cui erano testimoni per la prima volta dopo chissà quanti anni. Macchine per la generazione di fulmini globulari, una strana turbina senza pale e un buffo macchinario simile ad una grande radio trasmittente che emetteva suoni bizzarri. Sopra di essa un blocco per gli appunti con scritto in vari modi, con varie grafie una sola parola: Jupiter. In una stanza leggermente distaccata dallo spazio enorme che occupava il laboratorio, i quattro scovarono degli strani apparecchi che avevano l’aspetto di strumenti musicali. Un grande terminale informatico, cui erano collegati un amplificatore per un basso senza corde, ma con dei fasci simili a raggi laser, una versione steam punk di una batteria elettronica e un mellowtron particolarmente all’avanguardia rispetto al periodo in cui doveva essere stato costruito. Al centro di questa sala, al centro degli strumenti che erano disposti in cerchio, un megafono in rame, poggiato su un asta e installato in modo da essere utilizzato per cantarci dalla parte larga del cono. I quattro non erano musicisti, non sapevano suonare, eppure appena si avvicinarono agli strumenti, spontaneamente ognuno al suo, questi si attivarono. Iniziarono a compiere quelli che reputavano gesti assolutamente normali in quel momento e ne uscì una melodia, nuova e affascinante. Il testo era desolante e disperato e la musica seguiva lo strazio narrato dell’ultimo uomo sopravvissuto sulla terra. Quel pezzo sarebbe diventato: UNO. Fu qualche istante dopo che qualcuno disse:” Questo posto…questo laboratorio…sembrano delle Officine, delle Officine Magnetiche”. I quattro continuarono a suonare in quello spazio senza tempo per mesi. Ne uscirono diversi. Cambiati. Con la voglia di portare questa musica nuova e avvolgente in giro per il mondo. Lo fecero. Lo stanno facendo.

...continua